sabato 22 ottobre 2011

La UE dell'EST




Una nuova area economica (e politica) potrebbe ricoprire buona parte dell'ex Unione Sovietica:

http://temi.repubblica.it/limes/ventanni-dopo-lurss-putin-progetta-lue-dellest/28123 .

Questo sembra dettato dalla fase attuale della competizione economica globale, che richiede ormai aree geografiche semicontinentali (già sono in lizza Europa, USA, India, Cina, Brasile, Sudafrica e la stessa Russia).
Le possibilità di sviluppo di quest'area (cui l'Italia è peraltro ormai molto legata) sono enormi.
Viene da chiedersi se tutto questo, oltre ad un probabile sviluppo economico, possa costituire un fattore di stabilità o dare luogo in futuro a pericolosi attriti ai confini della sua sfera d'influenza.
Non è da trascurare il fatto che la Russia sia tuttora una potenza nucleare, e che possiede - soprattutto assieme al Kasakhstan- enormi risorse di petrolio e gas naturale -mentre è tuttora relativamente poco popolata.




La UE dell'EST



Una nuova area economica (e politica) potrebbe ricoprire buona parte dell'ex Unione Sovietica:

http://temi.repubblica.it/limes/ventanni-dopo-lurss-putin-progetta-lue-dellest/28123 .

Probabilmente questo è dettato dalla fase attuale della competizione economica globale, che richiede ormai aree geografiche semicontinentali (già sono in lizza Europa, USA, India, Cina, Brasile, Sudafrica e la stessa Russia).
Le possibilità di sviluppo di quest'area (cui l'Italia è peraltro ormai molto legata) sono enormi.
Viene da chiedersi se tutto questo, oltre ad un probabile sviluppo economico, possa costituire un fattore di stabilità o dare luogo in futuro a pericolosi attriti ai confini della sua sfera d'influenza.


giovedì 14 luglio 2011

Default USA


E se succedesse davvero?


E se gli USA andassero in default, cosa accadrebbe?



mercoledì 6 luglio 2011

Rifiuti: una soluzione possibile?

La soluzione al problema dei rifiuti riveste un'importanza centrale per il futuro, sia per l'esaurimento progressivo delle possiblità di stoccaggio (le discariche) e i rischi che ciò in ogni caso comporta, sia per il possibile contributo all'approvvigionamento energetico (tanto in termini di utilizzazione diretta del Combustibile Derivato dai Rifiuti, quanto in termini di riciclaggio di materie prime e relativo risparmio di energia per il loro approvvigionamento).
Una soluzione innovativa per la produzione di Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è offerta dal sistema "Thor", una tecnologia sviluppata dall'Istituto di Studi sui Materiali Nanostrutturali (ISMN) del CNR , insieme alla società ASSING Spa: esso "permette di recuperare e raffinare tutti i rifiuti e trasformarli in materiali da riutilizzare e in combustibile dall’elevato potere calorico, senza passare per i cassonetti separati della raccolta differenziata" (vedi in proposito il relativo articolo nell'archivio dei notiziari del CNR).
Nell'articolo leggiamo ancora:

Il primo impianto THOR, attualmente in funzione in Sicilia, riesce a trattare fino a otto tonnellate l’ora e non ha bisogno di un’area di stoccaggio in attesa del trattamento; è completamente meccanico, non termico e quindi non è necessario tenerlo sempre in funzione, anzi può essere acceso solo quando serve, limitando o eliminando così lo stoccaggio dei rifiuti e i conseguenti odori. Inoltre, è stato progettato anche come impianto mobile, utile per contrastare le emergenze e in tutte le situazioni dove è necessario trattare i rifiuti velocemente, senza scorie e senza impegnare spazi di grandi dimensioni, con un costo contenuto: un impianto da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di euro.
L’impianto può essere montato su un camion o su navi. In quest’ultimo caso, la produttività di un impianto imbarcato può salire oltre le dieci tonnellate l’ora e il combustibile, ottenuto dal trattamento, reso liquido da un ‘pirolizzatore’, può essere utilizzato direttamente dal natante o rivenduto all’esterno.
“Un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20 mila tonnellate di rifiuti l’anno presenta costi di circa 40 euro per tonnellata di materiale”, spiega Paolo Plescia (ricercatore dell’Ismn-Cnr e inventore di Thor, ndr). “Per una identica quantità, una discarica ne richiederebbe almeno 100 e un inceneritore 250 euro. A questi costi vanno aggiunti quelli di gestione, e in particolare le spese legate allo smaltimento delle scorie e ceneri per gli inceneritori, o della gestione degli odori e dei gas delle discariche, entrambi inesistenti nel Thor. Quanto al calore, i rifiuti che contengono cascami di carta producono 2.500 chilocalorie per chilo, mentre dopo la raffinazione meccanica superano le 5.300 chilocalorie”.
Un esempio concreto delle sue possibilità? “Un’area urbana di 5000 abitanti produce circa 50 tonnellate al giorno di rifiuti solidi”, informa il ricercatore. “Con queste Thor permette di ricavare una media giornaliera di 30 tonnellate di combustibile, 3 tonnellate di vetro, 2 tonnellate tra metalli ferrosi e non ferrosi e 1 tonnellata di inerti, nei quali è compresa anche la frazione ricca di cloro dei rifiuti, che viene separata per non inquinare il combustibile”. Il resto dei rifiuti è acqua, che viene espulsa sotto forma di vapore durante il processo di micronizzazione. Il prodotto che esce da Thor è sterilizzato perché le pressioni che si generano nel mulino, dalle 8000 alle 15000 atmosfere, determinano la completa distruzione delle flore batteriche, e, inoltre, non produce odori da fermentazione: resta inerte dal punto di vista biologico, ma combustibile”.


Può il sistema Thor costituire una soluzione al problema dei rifiuti?

Se sì, perché non accelerarne la fase di "sviluppo dimostrativo"?

Ci sono effetti collaterali indesiderabili?




Una breve rassegna video:
tg3, 1'05''

la7, 1'25''

Per un conciso approfondimento tecnico:

wikipedia, voce "thor"

martedì 12 aprile 2011

Le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali


"[...] Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:
- rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
- attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
- dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!
Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. » la fase più pericolosa di tutta l’operazione […]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito […]"


(Piero Calamandrei, 1950)

venerdì 1 aprile 2011

Come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Mentre scrivo la situazione a Fukushima Daiichi è in miglioramento, ma ancora non è arrivata l'ora di tirare le somme e parlare al passato. Indipendentemente da come andrà a finire, l'incidente è stato per me il movente per iniziare a informarmi e a documentarmi su una delle sfide del futuro, l'approvvigionamento energetico. E anche per sentirmi un imbecille per non averlo fatto prima.

Da fisico e "intellettuale di merda" quale sono, non ho paura del nucleare di per se e non credo che le scelte strategiche per il futuro di tutti possano essere prese sulla base di emozioni e impulsi. Mettiamo sul tavolo pro e contro, problemi e soluzioni tecniche, quadro economico e sostenibilità ambientale.

Le possibilità

La maggior parte delle fonti energetiche che sono credibili ad oggi si dividono in tre gruppi:
  1. energia solare "storica" concentrata in energia chimica: tutti i combustibili fossili
  2. energia solare "attuale": legna da ardere, idroelettrico, fotovoltaico, solare, eolico e moto ondoso
  3. energia nucleare (relitto dell'energia di altre stelle, ma qui divago)
Rimangono fuori l'energia geotermica e quelle delle maree e forse qualche altra fonte di nicchia. Oltre alla "fusione nucleare" controllata che allo stato non è proprio credibile.

I combustibili fossili

Allo stato attuale quasi l'85% della produzione mondiale di energia viene da combustibili fossili come petrolio, carbone e gas, e il motivo è che sono i materiali in cui l'energia solare è stata concentrata meglio e per più a lungo. Gli alberi hanno concentrato energia solare, di per se a bassa intensità, in energia chimica ad intensità molto più alta, lo hanno fatto per anni prima di finire sotto terra dove i processi di fossilizzazione hanno ulteriormente concentrato l'energia chimica per millenni.

Sfortunatamente l'energia "tradizionale" da combustibili fossili ha dei problemi molto seri:
  1. il combustibile fossile finirà. Non è chiaro quando, ma il fatto che trivellare il golfo del Messico a 1.500m di profondità fosse considerata una buona idea non fa ben sperare,
  2. a forza di bruciare roba si immette tanta CO2 nell'aria da alterare la composizione dell'atmosfera e conseguentemente da rischiare di alterare il clima.
Mettiamo da parte i miglioramenti di efficienza nell'uso dell'energia a tutti i livelli e la possibilità di diminuire la domanda di energia nei Paesi ricchi, in entrambi i casi si guadagna tempo, ma non si "risolvono" i due problemi di cui sopra. Serve comunque almeno una fonte di energia "alternativa".

Le fonti rinnovabili

Tolti pochi casi le cosiddette fonti rinnovabili consistono nello sfruttamento dell'energia solare "attuale" direttamente (solare e fotovoltaico) o a valle di qualche fenomeno naturale che ne concentri l'intensità (idroelettrico, biomasse, eolico e moto ondoso).

Con le fonti rinnovabili apparentemente si risolvono in un colpo solo sia il problema di approvvigionamento che quello del CO2. Basta convertire al più presto il mondo ad utilizzare esclusivamente energie rinnovabili e il gioco è fatto.

Perché allora le fonti rinnovabili sono ferme al 5% della produzione mondiale, con l'idroelettrico che fa la parte del leone? Perché non decollano nonostante gli investimenti e gli incentivi a pioggia?

Sorprendentemente la chiave per capire il problema di fondo delle energie rinnovabili è molto semplice: l'energia solare "attuale" ha già un'intensità puntuale piuttosto bassa, dell'ordine delle centinaia di W/m², che si riduce a poche decine di W/m² di energia elettrica realmente utilizzabile. Anche sfruttando i vari fenomeni che concentrano naturalmente l'energia parlare di megawatt (MW) significa parlare di decine di ettari se non di km². Per poter sfruttare le fonti rinnovabili bisogna attingere ad una risorse che non è affatto rinnovabile: la terra.

Tanto per dare un'idea dei numeri di cui stiamo parlando: la domanda di energia elettrica di picco in Italia è di circa 50.000 MW che con le migliori tecnologie di oggi corrisponderebbe a una superficie di centrali rinnovabili tra i 5.000 e i 50.000 km², ossia dimensioni comparabili con i 105.000 km² di terre coltivate. Per capirci, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è in competizione con l'agricoltura per lo stesso territorio.

Ma c'è di peggio. Per loro natura l'impatto ambientale delle centrali elettriche da fonti rinnovabili è massiccio a causa della necessità di realizzare strutture permanenti in cemento e acciaio su aree con estensione geografica. Nel caso di solari e fotovoltaico l'impatto di una centrale sul territorio è quasi paragonabile all'urbanizzazione dell'intera area. È importante capire che la quantità di materiale da costruzione necessaria, e quindi di rifiuti industriali che dovranno un giorno essere smaltiti, è enorme e si tratta di un elemento non rinnovabile nel ciclo di produzione. Per chi avesse voglia sul sito BraveNewClimate.com citato prima c'è una intera sezione interamente dedicata all'impatto ambientale delle varie fonti rinnovabili.

Se non bastasse, l'energia elettrica rappresenta circa il 12% del fabbisogno globale di energia poiché il grosso della domanda è costituito da energia termica per riscaldamento e trasporti.

In conclusione

Le considerazioni fatte fin qui si reggono su due semplici concetti, la bassa intensità dell'energia solare "attuale" che implica la dimensione geografica delle centrali e la necessità di realizzare strutture permanenti che implica un impatto ambientale importante e una significativa non-rinnovabilità nella costruzione delle centrali. Le innovazioni tecnologiche che sicuramente ci saranno difficilmente potranno scardinare l'impianto nel medio periodo e anche nel lungo periodo la situazione è tutt'altro che rosea.

Il nucleare ha la sua bella collezione di problemi ingegneristici, politici e sociali, ma non si può buttare alle ortiche a cuor leggero perché tanto abbiamo già un'altra soluzione. L'altra soluzione al momento non è una soluzione.

Aggiornamenti: ho aggiornato i numeri e gli ordini di grandezza del paragrafo sulle fonti rinnovabili, non cambia molto nella sostanza.

martedì 29 marzo 2011

CARBONarERIA in Quaresima


Il prossimo incontro carbonaresco sarà sabato 2 aprile, solito posto, solita ora. Non dimenticate la parola d'ordine!

Il piatto del giorno sarà "Politiche energetiche affogate in acqua di mare". Il cibo e le bevande sono fonte di energia per il nostro organismo così come le risorse minerarie e quelle alternative naturali sono fonte di energia per le attività umane. In passato la proibizione quaresimale di carni e di condimenti derivati dai grassi animali portò ad elaborare una cucina di magro particolarmente fantasiosa e saporita; ci auguriamo pertanto che eventi limitanti come le guerre, i disatri naturali, gli incidenti o gli errori umani, possano stimolare la ricerca e razionalizzare lo sfruttamento delle risorse energetiche mondiali. Discutiamo insieme delle nuove ricette per una gustosa politica energetica.

Accompagneremo la pietanza con le "Riflessioni preliminari sul metodo e sulla struttura organizzativa" in attesa di uno o più incontri dedicati esclusivamente a questo ingrediente.